Analisi di Mercato
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Report Settimanale (Archivio)
Week 27/05/2013
Quadro Macroeconomico:
EUROPA
Le difficoltà e le prove difficili per l’Italia non finiscono mai, ma proprio per questo le possibilità di miglioramento, imparando dai propri errori, sono notevoli. Come sottolinea Draghi in quasi ogni suo intervento i Governi nazionali debbono intraprendere la strada delle riforme strutturali per poter tornare a crescere in maniera virtuosa.
Nella giornata di Lunedì l’Istat ha comunicato che a marzo il fatturato dell'industria, corretto per gli effetti di calendario, diminuisce in termini tendenziali del 7,6%, con un calo del 10,6% sul mercato interno e dell'1,0% su quello estero. A peggiorare la dinamica tendenziale ha contribuito anche la revisione in negativo del dato di febbraio.
Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano cali congiunturali per l'energia (-5,9%), per i beni intermedi (-1,2%) e per i beni strumentali (-0,2%), mentre sono in aumento i beni di consumo (+0,4%). L'unico incremento tendenziale del fatturato si registra nel settore e della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, app. elettromedicali, app. di misurazione e orologi (+5,2%). Per quel che riguarda gli ordinativi totali, si registra un aumento mensile dell'1,6%, sintesi di una crescita dello 0,2% degli ordinativi interni e del 3,6% di quelli esteri.
Nel confronto con il mese di marzo 2012, l'indice grezzo degli ordinativi segna una variazione negativa del 10,0% (grafico sotto). L'unico aumento si registra nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+1,0%), mentre il calo più rilevante si osserva nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti) (-17,6%).
Anche in Inghilterra la rilevazione di aprile dell’indice dei prezzi al consumo presenta una caduta inattesa portandosi dal 2.8% di marzo al 2.4%. La flessione è da imputare per buona parte della discesa, nel mese scorso, dei corsi petroliferi mentre guardando alla fine dell’anno la BoE ritiene che l’indice possa risalire verso il 3% in media coerentemente con un’economia che dovrebbe tornare a crescere più di quanto ritenuto nei primi mesi del 2013.
Si é aperto Martedì a Bruxelles il vertice europeo con i leader dell'UE che discuteranno di politica fiscale, con una particolare attenzione al modo più efficiente di riscuotere le imposte e lottare contro l'evasione e la frode fiscali per rafforzare la politica di bilancio degli Stati membri e approfondire il mercato interno. Un altro punto all'ordine del giorno saranno le questioni energetiche nel contesto degli sforzi dell'UE per promuovere crescita, occupazione e competitività. Infatti l’Europa anche su questo fronte appare decisamente attardata rispetto l’America che con le estrazioni di shale oil e shale gas ha ridotto la voce dei bilanci famigliari e societari per quanto riguarda i costi energetici. L’immobilismo sinora dimostrato dall’Europa anche in questo caso è emblematico in un contesto recessivo e di “lotta” per le quote di mercato su scala mondiale il Vecchio Continente rischia di zavorrarsi ulteriormente poiché maggiori oneri energetici per le famiglie e le imprese significa inequivocabilmente minor capacità competitiva e negoziale sui mercati internazionali.
In Agenda non ci sono i temi più problematici per l’Italia ossia la disoccupazione con particolare enfasi a quella giovanile che probabilmente verranno discussi nel prossimo incontro di fine giugno. Un occasione da non perdere quella di giugno poiché il successivo meeting è previsto per fine ottobre e quindi, farsi sfuggire questa “occasione” significa attendere ad allora un’altra possibilità per discuterne e soprattutto decidere.
La Slovenia approva in parlamento le misure fiscali indispensabili per mantenere sotto controllo il debito pubblico e l’esplosione, nei mesi scorsi, dei tassi di finanziamento. Alle manovre di consolidamento fiscale si aggiungono anche quelle favorevoli alle privatizzazioni e alla creazione di una bad bank nella quale confluiranno i crediti deteriorati delle banche commerciali permettendo a queste di liberarsene e tornare a fare credito (ovviamente non si dice, ma così facendo i costi dei cattivi impieghi ricadranno sulla collettività). Potenzialmente le banche così risanate potranno passare dalle mani pubbliche a quelle private.
Torna ad aumentare la fiducia delle imprese tedesche a maggio dopo due mesi di calo. L’indice Ifo è salito a 105,7 punti dai 104,4 di aprile. "Il miglioramento dell’indice sembrerebbe dipendere dal miglioramento dello scenario corrente sui mercati, alla luce anche dell’intervento sui tassi della Bce . L’azione di Draghi sembra aver riportato un pò di fiducia tra le imprese che sperano anche in un deprezzamento della moneta unica che possa rivitalizzare le esportazioni della prima economia europea, dopo il brutto dato rilasciato sul primo trimestre dell’anno. L’ifo sembra essere inoltre allineato con il buon dato sulla fiducia dei consumatori Gfk di giugno e ai dati sui Pmi di maggio rilasciato ieri". I buoni segnali giunti dalla Germania che non sembrano tuttavia sufficienti per allontanare lo spettro della recessione nei prossimi mesi
USA
In America è stato pubblicato dalla FED di Chicago il rapporto sull’attività economica americana riferita all’andamento nel mese di aprile. La discesa dell’indice sintetico in ulteriore territorio negativo segna ancora una volta che l’economia sta crescendo ad un tasso inferiore a quello del trend potenziale, ma al contempo conferma che non ci sono segnali di futura inflazione.
La ripresa dell'economia statunitense verrebbe messa a rischio se la Federal Reserve riducesse la portata del piano di stimoli attualmente in vigore. Lo ha affermato il presidente della Banca centrale statunitense, Ben Bernanke, nel corso della tanto attesa audizione al Congresso Usa.
"Una prematura stretta sulla politica monetaria potrebbe condurre a un temporaneo rialzo dei tassi di interesse ma comporterebbe anche il rischio di un rallentamento o di uno stop della ripresa economica e farebbe scendere ulteriormente l'inflazione", ha spiegato il numero uno della Fed, che attualmente inietta nell'economia Usa 85 miliardi di dollari al mese attraverso l'acquisto di titoli di Stato e Abs.
Ribadendo che l'inflazione (divenuta "un po' troppo bassa") non è al momento un problema negli Stati Uniti, dove dovrebbe rimanere al di sotto del 2% (il livello giudicato ottimale per la Fed), Bernake ha sottolineato che finora la politica monetaria aggressiva dell'Istituto centrale ha contribuito a ridurre i venti contrari che soffiavano contro l'economia.
Tuttavia, il ritmo dell'acquisto di asset potrebbe essere cambiato sulla base degli sviluppi economici. "All'ultimo meeting, il Comitato ha chiarito che è pronto ad aumentare o ridurre il ritmo degli acquisti di asset per garantire che la politica monetaria rimanga appropriata in parallelo ai cambiamenti del mercato del lavoro e dell'inflazione", ha ricordato.
La crescita economica americana continua a passo moderato nel 2013, ma il mercato del lavoro rimane debole, nonostante alcuni recenti miglioramenti. Allo stesso modo, un tasso di disoccupazione ancora alto (7,5% in aprile) è straordinariamente costoso. "Con una disoccupazione ben oltre i livelli normali e un'inflazione in calo, soddisfare il nostro mandato richiede una politica monetaria molto accomodante", ha continuato Bernanke.
Inoltre, l'economia americana viene frenata dalla politica fiscale americana (che con livelli di debito e deficit ancora troppo alti continuerà a pesare anche quest'anno non potendo essere controbilanciata dalla sola politica monetaria) e dai problemi fiscali e finanziari in Europa, che hanno messo il freno alla crescita degli Stati Uniti negli ultimi due anni, pesando sulle esportazioni e sui mercati finanziari.
Tuttavia dall'estate scorsa, ha ammesso Bernanke, "le condizioni finanziarie dell'Eurozona sono in certa misura migliorate". Questo dovrebbe mitigare il rallentamento economico nel Vecchio Continente, riducendo anche l'impatto negativo sull'economia a stelle e strisce, dove al contempo le condizioni del credito sono migliorate e la qualità degli asset e la situazione patrimoniale delle banche si sono rafforzate.
Ma alla fine sarà solo un miglioramento del mercato del lavoro a spingere la Fed a ridurre gradualmente gli acquisti di bond. Per il presidente della Fed la chiusura del piano di allentamento monetario sarà il primo passo della exit strategy della banca centrale che potrebbe esplicarsi non necessariamente tramite la vendita degli asset ma anche nel lasciar maturare le obbligazioni.
Bernanke non ha escluso che la Federal Reserve possa decidere già nei prossimi incontri di rallentare il livello di acquisto di titoli, specificando però che una tale decisione non rappresenterebbe l'inizio automatico dell'uscita dal programma. "Non si tratterà di un processo meccanico, ma legato alla valutazione economica", ha ribadito.
"Abbiamo vari strumenti a disposizione per decidere quando fare marcia indietro rispetto agli stimoli all'economia", ha spiegato ancora Bernanke che si è detto preoccupato per la stabilità finanziaria degli Usa di recente ma la Fed sta "facendo molta attenzione a questo rischio".
ASIAIn Giappone la BoJ ha lasciato invariato la propria politica monetaria come da attese e la Banca Centrale si è limitata a prendere atto della ripresa dell’attività economica e sostenuta dall’export su cui ha inciso la debolezza dello yen ma in merito alla quale non ha formulato nessuna osservazione. L’espansione monetaria prosegue come previsto e anche l’inflazione sembra muoversi al rialzo anche se in maniera debole e lenta. In questo quadro si deve però rilevare, come fatto nei giorni scorsi, la risalita dei rendimenti dei titoli di stato. L'obbligazionario nipponico con il JGB decennale ha toccato la soglia dell'1% per la prima volta dall'aprile 2012. Per arginare la volatilità dei titoli di Stato nipponici la Bank of Japan ha iniettato 2 mila miliardi di yen (circa 19,4 miliardi dollari) nel sistema finanziario.Un rialzo importante sia per i mercati ma soprattutto per il valore segnaletico nei confronti delle asset class ritenute più sicure come i titoli delle confederazione elvetica che sebbene ad un ritmo più blando stanno risalendo.
Principali tassi di cambio:
EUR-USD
RialzistaNeutraleRibassistaTrendSupport1,2911,2891,287Resistenze1,2941,2961,198EUR-CHF
RialzistaNeutraleRibassistaTrendSupport1,2391,2331,229Resistenze1,2491,2541,259 -
Calendario EconomicoWeek 11/02/2013 - 15/02/2013.
Day Hour Nazione Dato Previous Forecast Relevance martedì
12/02/201300:30
NAB - Clima di fiducia (JAN) 3 09:30
CPI (JAN) 0.5% 23:30
Westpac - Fiducia consumatori (FEB) 0.6% mercoledì
13/02/201310:30
BOE - Report quadrimestrale sull'andamento dell'inflazione - 13:30
Vendite al dettaglio (JAN) 0.5% 15:30
EIA - Variazione scorte di greggio 2.623M 23:50
Prodotto interno lordo (Q4) -0.9% giovedì
14/02/201307:00
Prodotto interno lordo n.s.a. (YoY) 0.4% 09:00
BCE - Report mensile - 10:00
Prodotto interno lordo s.a. (Q4) -0.1% -0.4% 13:30
Sussidi di disoccupazione iniziali 366K venerdì
15/02/201304:30
Produzione industriale (DEC) -1.4% 09:30
Vendite al dettaglio (JAN) -0,1% 14:15
Produzione industriale (JAN) 0.3%



